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Giugno 10, 2026

Le perdite economiche causate dagli infestanti negli allevamenti

Gli infestanti negli allevamenti – come mosche, acari, zanzare e roditori – non rappresentano solo un problema sanitario, ma una delle principali cause di perdita economica nella zootecnia moderna. 
Tra cali produttivi, costi sanitari e danni strutturali, l’impatto può arrivare a centinaia di euro per capo all’anno, spesso senza essere pienamente quantificato dagli allevatori. 

Danni economici degli infestanti: diretti e indiretti

Il danno economico reale causato dagli infestanti è il risultato della combinazione tra danni diretti e danni indiretti: i primi derivano da ciò che l’infestante sottrae all’animale (in termini di sangue, energia e tranquillità) mentre i secondi scaturiscono da ciò che l’infestante introduce nell’allevamento (come agenti patogeni e costi gestionali non previsti). Nel tempo, la somma di questi fattori incide drasticamente sulla redditività aziendale.

DANNI E COSTIStress, lesioni cutanee (punture, etc.) e sottrazione di risorse (sangue, mangime, etc.)
Alterazione del comportamento: ammassamento, calpestamenti, riduzione riposo
Calo produttivo e qualitativo (uova macchiate, carni declassate, etc.)
Minore longevità degli animali
Effetti negativi sulla fertilità
Trasmissione di patogeni: virus, batteri, protozoi, etc.
Danni strutturali: cavi elettrici, pannelli isolanti
Costi sanitari: trattamenti farmacologici
Costi legali: sanzioni
Perdita dei premi
Manodopera: rilocazione animali malati, somministrazione farmaci
Trattamenti insetticidi, acaricidi e topicidi

Tabella 1. Danni e costi causati dagli infestanti.

Allevamento avicolo: l’impatto dell’acaro rosso (Dermanyssus gallinae)

Nell’allevamento di galline ovaiole, l’infestazione da acaro rosso (Dermanyssus gallinae) rappresenta una delle principali minacce alla reddittività e al benessere animale. La sua presenza induce elevati livelli di stress che si manifestano con dolore, irritazione cutanea e un marcato aumento dell’aggressività.

A livello fisiologico, lo stress cronico provoca un innalzamento del corticosterone ematico (ormone dello stress) e una contestuale diminuizione delle beta-globuline, compremettendo drasticamente la loro risposta immunitaria. Le conseguenze dirette includono un aumento della mortalità, il peggioramento dell’indice di conversione alimentare e il drastico calo della qualità e della quantità delle uova prodotte.

Evoluzione dei costi: dal 2005 al 2019

2005Impatto totale: 0,43 €/capo/anno (0,14 € per il trattamento + 0,29 € per perdite produttive)
2017Impatto totale: 0,60 €/capo/anno (0,15 € per il trattamento e 0,45 € per perdite produttive)
2019Impatto delle sole perdite produttive: 1,6 €/capo/anno (1,07 €/capo per il calo qualitativo + 0,52 €/capo per il calo quantitativo)

Tabella 2. Aumento dei costi durante il periodo 2005 – 2019.

Tra il 2005 e il 2017, in soli 12 anni, il settore avicolo europeo ha subito un drastico aumento dei costi legati alle infestazioni, con un danno stimato di circa 231 milioni di euro.

A fronte di questo scenario critico, nel 2019, la ricerca ha dimostrato come un trattamento sistemico permetta un recupero:

  • qualitativo del +11,91% come incremento di uova di prima scelta (grazie alla riduzione delle uova macchiate di sangue o con guscio fragile);
  • quantitativo del +1,46% come incremento della deposizione di uova.

Lo scenario attuale (Aprile 2026)

La situazione è in costante peggioramento a causa della progressiva scarsità di sostanze attive autorizzate, delle restrizioni nelle etichette ministeriali e dell’aumento dei prezzi degli acaricidi.

Attualmente in Italia, si stima un costo di circa 0,60 €/capo per ogni singolo intervento con medicinali veterinari sistemici somministrati nell’acqua di abbeverata. Tuttavia, se si considerano anche i necessari trattamenti complementari – come l’impiego di polveri, liquidi concentrati e detergenti – l’investimento complessivo per il controllo dell’infestazione può facilmente superare 1,50 €/capo all’anno.

Mosche negli allevamenti bovini: un impatto silenzioso

Negli allevamenti bovini, sia da latte che da carne, la pressione esercitata dalle mosche – come la mosca cavallina(Stomoxys calcitrans) e la mosca domestica(Musca domestica) – rappresenta una delle principali cause di perdite economiche nel periodo estivo.

Nei sistemi intensivi, questi insetti non sono solo una fonte di disturbo, ma una vera e propria criticità gestionale che incide su tre aspetti fondamentali: produzione, qualità e salute degli animali.

Bovini da latte

  1. Impatto sul riposo e sulla produzione

Durante i periodi più critici, che possono protrarsi anche per oltre 150 giorni all’anno, lo stress causato dalle mosche costringe gli animali a movimenti incessanti. Questo dispendio energetico ha un effetto diretto sul benessere e sulle performance; si stima infatti che, il tempo di riposo possa ridursi di almeno 2 ore al giorno, con conseguenze negative sull’ingestione di sostanza secca e sull’efficienza digestiva. Le ripercussioni si riflettono direttamente sulla produzione di latte: ogni ora di riposo persa può comportare un calo stimato tra 700 e 1000 mL.

Proiettando il dato su base stagionale, questo può tradursi in perdite fino a 300 litri di latte per vacca.

2.  Impatto sulla qualità del latte

Oltre al danno quantitativo, si osserva anche un peggioramento qualitativo del latte. In presenza di forte infestazione, si registrano cali dei principali parametri chimico-fisici, con una diminuzione del contenuto di grasso fino allo 0,2% e delle proteine fino allo 0,1%.

3.  Costi sanitari: mastiti e patologie oculari

Le mosche agiscono anche come vettori di numerosi agenti patogeni, contribuendo alla diffusione di importanti problematiche sanitarie.

Tra le più rilevanti troviamo:

  • le mastiti estive: ogni episodio comporta un costo diretto stimato tra 150 € e 250 €, considerando farmaci e latte scartato, senza valutare i possibili effetti a lungo termine sulla carriera produttiva della vacca.
  • la cheratocongiuntivite infettiva: trasmessa da batteri come Moraxella bovis, provoca dolorose infiammazioni oculari, con costi per trattamenti e un ulteriore calo dell’ingestione.

Il risultato è una combinazione di sofferenza per l’animale e l’aumento dei costi, spesso difficili da prevedere.

Bovini da carne

  1. Riduzione dell’accrescimento

Se negli allevamenti da latte il danno si misura in litri, negli allevamenti da ingrasso si traduce in chilogrammi di carne persi.

La presenza di circa 65 insetti ematofagi per animale è sufficiente a ridurre l’accrescimento giornaliero di circa 0,1 kg.

Su base mensile, questo equivale a una perdita di circa 3 kg di peso vivo per capo ma se lo stress si prolunga per tutta la stagione estiva, un vitellone può arrivare a pesare anche oltre 10 kg in meno rispetto al suo potenziale genetico e nutrizionale.

  • Aumento dei costi alimentari

Il rallentamento dell’accrescimento non comporta solo una perdita produttiva, ma obbliga spesso a prolungare il ciclo di ingrasso di 7-10 giorni per raggiungere il peso di macellazione ideale.

Questo si traduce in un aumento diretto dei costi alimentari causati da giorni aggiuntivi di razioni, che incidono in modo significativo sul margine finale, rendendo l’intero ciclo produttivo meno efficiente e più oneroso.

Infestazioni negli allevamenti suini: effetti sulle performance

Anche nell’allevamento suinicolo, la presenza della mosche rappresenta un fattore critico da non sottovalutare.

Non si tratta solo di una questione igienica, ma la presenza costante di questi insetti genera uno stato di irrequietezza diffusa negli animali, con effetti diretti sulle performance produttive.

  1. Aumento dei tempi di ingrasso e perdita di efficienza

Durante le fasi di ingrasso, infestazioni significative possono causare una riduzione dell’accrescimento giornaliero superiore ai 90 grammi per capo con un impatto rilevante sull’intero ciclo produttivo, portando a un prolungamento del periodo di ingrasso di oltre 10 giorni. Per l’allevatore, questo significa un rallentamento del turnover, un aumento dei costi di gestione e inevitabilmente, una minore efficienza dell’allevamento.

  • Peggioramento dell’indice di conversione

Lo stress causato dalla presenza delle mosche induce gli animali a muoversi continuamente nel tentativo di difendersi e questo comportamento porta ad un aumento del dispendio energetico, che si sottrae alla crescita.

Il risultato è un peggioramento dell’indice di conversione alimentare: il suino consuma più mangime per produrre un chilogrammo di carne. In un contesto in cui l’alimentazione rappresenta la principale voce di costo, anche piccole variazioni dell’indice di conversione incidono in modo significativo sulla redditività.

Prevenzione infestanti: perché è più conveniente

Alla luce dei dati analizzati, è evidente che la corretta gestione degli infestanti non rappresenta un’attività opzionale, bensì una necessità strategica per la sopravvivenza economica dell’azienda. In tal senso, un approccio proattivo permette di tutelare il bilancio aziendale, garantendo il ripristino delle piene rese produttive e il mantenimento di un ambiente di allevamento sano e vivibile.

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