La zootecnia in Italia: numeri, evoluzione e nuove sfide
Quando si parla di agroalimentare italiano, spesso si pensa subito a prodotti finiti di eccellenza. Ma alla base di tutto c’è un settore fondamentale: la zootecnia. Un mondo complesso e in continua evoluzione, fatto di allevamenti molto diversi tra loro per dimensioni, specie allevate e modelli produttivi.
Oggi in Italia si allevano circa 2,3 milioni di bovini da latte e bufalini, 2,1 milioni di bovini da carne, 7,8 milioni di suini, 6 milioni di ovicaprini e oltre 650 milioni di capi avicoli ogni anno. Un comparto che vale più di 22 miliardi di euro e che rappresenta un pilastro dell’economia agroalimentare nazionale.
La distribuzione degli allevamenti non è uniforme: oltre la metà si concentra nel Nord Italia, soprattutto nella Pianura Padana. Qui le condizioni ambientali, la disponibilità di mangimi e la presenza di filiere ben organizzate favoriscono allevamenti intensivi. Allo stesso tempo, il settore sta cambiando: le aziende sono meno numerose, ma mediamente più grandi e strutturate.
Un settore sempre più organizzato (e regolamentato)
Le principali filiere — bovina, suinicola, avicola e ovicaprina — hanno caratteristiche molto diverse, ma condividono una crescente esigenza: lavorare secondo standard sempre più precisi.
Negli ultimi anni, infatti, la zootecnia è stata interessata da normative più stringenti e da una maggiore attenzione verso temi come:
- sostenibilità ambientale
- benessere animale
- sicurezza alimentare
Gestire correttamente reflui, emissioni e risorse non è più solo una buona pratica, ma una vera necessità, soprattutto negli allevamenti ad alta densità.
In questo contesto, la biosicurezza diventa un elemento chiave: significa prevenire l’ingresso e la diffusione di malattie attraverso controlli sugli accessi, gestione dei flussi, pulizia e monitoraggio costante degli ambienti.
Il ruolo (spesso sottovalutato) degli infestanti
Tra i fattori di rischio più importanti negli allevamenti c’è la cosiddetta “pressione infestante”, cioè la presenza di insetti e roditori. Non si tratta solo di un fastidio: questi organismi possono compromettere il benessere animale, ridurre le performance produttive e contribuire alla diffusione di patogeni.
La situazione cambia molto a seconda del tipo di allevamento.
Negli allevamenti bovini da latte, ad esempio, umidità e reflui creano l’ambiente ideale per lo sviluppo di mosche. La loro presenza è quasi costante, con picchi nei mesi più caldi, e può causare stress negli animali e cali nella produzione di latte.
Negli allevamenti suinicoli, dove gli animali sono numerosi e gli ambienti chiusi, il problema riguarda sia insetti sia roditori. Questi ultimi sono particolarmente critici: riescono a contaminare mangimi e superfici e possono trasmettere diverse malattie.
Nel settore avicolo, la densità elevata e i cicli produttivi rapidi favoriscono infestazioni difficili da gestire se non si interviene in modo strutturato. Insetti come i coleotteri (tra cui Alphitobius diaperinus), insieme a mosche e roditori, possono proliferare rapidamente.
Negli allevamenti ovicaprini, generalmente più estensivi, la pressione infestante è meno concentrata ma più variabile, perché dipende molto dalle condizioni ambientali e dalla stagionalità.
Come si gestisce davvero il problema
Oggi non si parla più di eliminare completamente gli infestanti — un obiettivo spesso irrealistico — ma di tenerli sotto controllo.
L’approccio più efficace è quello della lotta integrata (IPM), che combina:
- monitoraggio costante
- prevenzione strutturale
- interventi mirati
L’obiettivo è mantenere la presenza di infestanti al di sotto di livelli critici, garantendo così sicurezza sanitaria e sostenibilità operativa.
Innovazione: la chiave per il futuro
La zootecnia sta diventando sempre più tecnologica. Sensori ambientali, sistemi automatizzati e strumenti di analisi dei dati permettono oggi di monitorare in tempo reale le condizioni degli allevamenti e intervenire in modo tempestivo, spesso prima che si verifichino problemi.
Il futuro del settore passa proprio da qui: integrare efficienza produttiva, sostenibilità e biosicurezza in un unico modello gestionale.
In altre parole, allevare meglio — non solo di più.
Fonti
- ISTAT – Censimento generale dell’agricoltura e dati sulla zootecnia
- CREA – Rapporti sulla zootecnia italiana e analisi economiche di settore
- ISMEA – Report su andamento economico e filiere zootecniche
- Eurostat – Agricultural statistics e livestock production in EU
- EFSA – Linee guida su biosicurezza e rischi sanitari negli allevamenti
- WOAH – Standard internazionali su biosicurezza e sanità animale
- FAO – Livestock systems e gestione sostenibile della zootecnia
- ISPRA – Rapporti su emissioni e impatto ambientale degli allevamenti