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Giugno 9, 2026

Panoramica degli allevamenti in Italia

La zootecnia in Italia: numeri, evoluzione e nuove sfide

Quando si parla di agroalimentare italiano, spesso si pensa subito a prodotti finiti di eccellenza. Ma alla base di tutto c’è un settore fondamentale: la zootecnia. Un mondo complesso e in continua evoluzione, fatto di allevamenti molto diversi tra loro per dimensioni, specie allevate e modelli produttivi.

Oggi in Italia si allevano circa 2,3 milioni di bovini da latte e bufalini, 2,1 milioni di bovini da carne, 7,8 milioni di suini, 6 milioni di ovicaprini e oltre 650 milioni di capi avicoli ogni anno. Un comparto che vale più di 22 miliardi di euro e che rappresenta un pilastro dell’economia agroalimentare nazionale.

La distribuzione degli allevamenti non è uniforme: oltre la metà si concentra nel Nord Italia, soprattutto nella Pianura Padana. Qui le condizioni ambientali, la disponibilità di mangimi e la presenza di filiere ben organizzate favoriscono allevamenti intensivi. Allo stesso tempo, il settore sta cambiando: le aziende sono meno numerose, ma mediamente più grandi e strutturate.

Un settore sempre più organizzato (e regolamentato)

Le principali filiere — bovina, suinicola, avicola e ovicaprina — hanno caratteristiche molto diverse, ma condividono una crescente esigenza: lavorare secondo standard sempre più precisi.

Negli ultimi anni, infatti, la zootecnia è stata interessata da normative più stringenti e da una maggiore attenzione verso temi come:

  • sostenibilità ambientale
  • benessere animale
  • sicurezza alimentare

Gestire correttamente reflui, emissioni e risorse non è più solo una buona pratica, ma una vera necessità, soprattutto negli allevamenti ad alta densità.

In questo contesto, la biosicurezza diventa un elemento chiave: significa prevenire l’ingresso e la diffusione di malattie attraverso controlli sugli accessi, gestione dei flussi, pulizia e monitoraggio costante degli ambienti.

Il ruolo (spesso sottovalutato) degli infestanti

Tra i fattori di rischio più importanti negli allevamenti c’è la cosiddetta “pressione infestante”, cioè la presenza di insetti e roditori. Non si tratta solo di un fastidio: questi organismi possono compromettere il benessere animale, ridurre le performance produttive e contribuire alla diffusione di patogeni.

La situazione cambia molto a seconda del tipo di allevamento.

Negli allevamenti bovini da latte, ad esempio, umidità e reflui creano l’ambiente ideale per lo sviluppo di mosche. La loro presenza è quasi costante, con picchi nei mesi più caldi, e può causare stress negli animali e cali nella produzione di latte.

Negli allevamenti suinicoli, dove gli animali sono numerosi e gli ambienti chiusi, il problema riguarda sia insetti sia roditori. Questi ultimi sono particolarmente critici: riescono a contaminare mangimi e superfici e possono trasmettere diverse malattie.

Nel settore avicolo, la densità elevata e i cicli produttivi rapidi favoriscono infestazioni difficili da gestire se non si interviene in modo strutturato. Insetti come i coleotteri (tra cui Alphitobius diaperinus), insieme a mosche e roditori, possono proliferare rapidamente.

Negli allevamenti ovicaprini, generalmente più estensivi, la pressione infestante è meno concentrata ma più variabile, perché dipende molto dalle condizioni ambientali e dalla stagionalità.

Come si gestisce davvero il problema

Oggi non si parla più di eliminare completamente gli infestanti — un obiettivo spesso irrealistico — ma di tenerli sotto controllo.

L’approccio più efficace è quello della lotta integrata (IPM), che combina:

  • monitoraggio costante
  • prevenzione strutturale
  • interventi mirati

L’obiettivo è mantenere la presenza di infestanti al di sotto di livelli critici, garantendo così sicurezza sanitaria e sostenibilità operativa.

Innovazione: la chiave per il futuro

La zootecnia sta diventando sempre più tecnologica. Sensori ambientali, sistemi automatizzati e strumenti di analisi dei dati permettono oggi di monitorare in tempo reale le condizioni degli allevamenti e intervenire in modo tempestivo, spesso prima che si verifichino problemi.

Il futuro del settore passa proprio da qui: integrare efficienza produttiva, sostenibilità e biosicurezza in un unico modello gestionale.

In altre parole, allevare meglio — non solo di più.

Fonti

  • ISTAT – Censimento generale dell’agricoltura e dati sulla zootecnia
  • CREA – Rapporti sulla zootecnia italiana e analisi economiche di settore
  • ISMEA – Report su andamento economico e filiere zootecniche
  • Eurostat – Agricultural statistics e livestock production in EU
  • EFSA – Linee guida su biosicurezza e rischi sanitari negli allevamenti
  • WOAH – Standard internazionali su biosicurezza e sanità animale
  • FAO – Livestock systems e gestione sostenibile della zootecnia
  • ISPRA – Rapporti su emissioni e impatto ambientale degli allevamenti